Ho sempre detto che Macri era il mio nemico e mi hanno detto di tutto. Intervista a Hebe de Bonafini

hebePubblichiamo di seguito l’intervista rilasciata da Hebe de Bonafini a Santiago Asorey e Jaun Manuel Ciucci dell’Agencia Paco Urondo il 7 e 8 dicembre 2016. La traduzione è a cura di Rosetta Placido di Kabawil – El Otro Soy Yo.

Prima parte dell’intervista a Hebe Bonafini, presidentessa dell’Asociacion Madres de Plaza de Mayo, che questo giovedì organizza una nuova Marcia della Resistenza. “Dopo una settimana dall’assunzione del potere di Nestor Kirchner, mi chiamò Fidel e mi disse: ‘Hebe abbi pazienza con lui, quest’uomo darà molta felicità al popolo’”.

APU: Siamo davanti una nuova Marcia della Resistenza, che significato storico perdura e cosa implica questa marcia oggi?

Hebe: La Marcia della Resistenza ha una storia molto forte, che la gente non conosce. La prima l’abbiamo fatta nel 1980, eravamo solo sessanta madri. Abbiamo marciato per 24 ore senza sosta, che fanno un 140 kilometri. Con i piedi con le vesciche, abbiamo passato tutta la notte circondate da 300 poliziotti e nell’oscurità. Jean Pierre Bousquet era un giornalista francese che scrisse il primo libro sopra le Madres, che si chiama Las locas de la Plaza de Mayo ( Le pazze della Plaza de Mayo), ci disse: “Se voi resistete questa notte, rappresenterete una grande battaglia.” Non si sbagliò. Il giorno dopo è venuto Adolfo Perez Esquivel e cantarono l’Inno nella Plaza, nei giornali fu pubblicato solo Perez Esquiel con Graciela Fernandez, delle Madres non parlarono. Il giorno seguente le Madres occupammo la Cattedrale di Quilmes e digiunammo fino al 24 dicembre. Nessuna notizia ci fu sui giornali.Abbiamo fatto 25 Marce della Resistenza, fino a quando è venuto Nestor. Dopo la gente ha iniziato a vedere tutte le persone che si univano e che era un successo. In seguito abbiamo fatto la Marcia de los Pañuelos, ad ogni marcia aggiungevamo qualcos’altro. Con le foto dei nostri figli abbiamo coperto la piramide. Cercavamo sempre che non si scarabochiassero i monumento storici, a volte alcuni ragazzi disobbedivano. Per questo con le foto dei nostri figli e con i fazzoletti coprivamo la pirámide per proteggerla. Perchè non bisogna rovinare le cose che sono nostre. Quando arrivò Nestor ci siamo rese conto che il nemico non era più dentro la Casa Rosada. Non era necesario reclamargli nulla. Dopo una settimana dall’assunzione del potere di Nestor Kirchner, mi chiamò Fidel e mi disse: “Hebe abbi pazienza con lui, perché quest’uomo darà molta felicità al popolo”. Fidel si era già reso conto chi era Nestor. Così la sospendemmo fino al 9 dicembre dell’anno scorso, quando è finito il mandato di Cristina Fernandez de Kirchner, noi dicemmo “come possiamo lasciar passare Macri in piazza, se la Piazza è del popolo, non può passare”. Per noi è stato sempre un nemico, perché lo conoscevamo già. Così che siamo rimaste e Macri e la sua gente non ha potuto attraversare la piazza, è dovuto passare per la strada, questo lo sa poca gente. Dopo abbiamo fatto una marcia della Resistenza a settembre ed ora questa. Abbiamo molti motivi per protestare, soprattutto per il lavoro, la prepotenza, la repressione e tutto ciò che sta succedendo.

APU: Il governo Macri compie un anno, come lo giudica?

HB: Credo di averlo analizzato prima, perché ho sempre detto che Macri era un nemico e tutti mi dissero di tutto. Per me sono come la dittatura. Perché questi tipi sono gli stessi che appoggiarono la dittatura con il denaro e le imprese. Sono gli stessi, solo che questo presidente ha fatto le cose più rapidamente. Non hanno fatto sparire la gente, però una maniera di far sparire la gente è che non abbiamo lavoro, né cibo per i loro figli. Non contano per il sistema, non esistono.

APU: Come vede le proteste sociali che si stanno organizzando?

HB: Alcune vanno bene, però ciò che sta facendo Persico è una porcheria, non ci si può credere. Mi dispiace che la gente si unisca per questo, per negoziare con questi tipi. Sembra che abbia negoziato molto denaro e che organizzerà un’economia propria, questo è molto delicato, per scoraggiare la gente. Affinchè la gente non scenda in piazza e non reclami il lavoro. Per il mio compleanno ho chiesto che non mi si regalasse nulla, che mettessimo insieme cose, di buona qualità, abbiamo riempito un camion di cibo. Ci hanno portato moltissime cose, per me è stata una sorpresa. Abbiamo fatto piccole borse che la gente poteva avere pagando ciò che poteva 10, 20, 30 pesos. Una bottiglia d’olio, un kilo di zucchero, un kilo di riso e il latte in polvere vale il triplo. La gente è dignitosa, compra ciò che può, con il suo lavoro, con il suo sforzo.

APU: La settimana scorsa ha denunciato di aver ricevuto minacce.

HB: Sempre, questo è continuo. Non sono venuti più a casa mia però sì per telefono, godono di molta impunità, guarda tutte le cose che succedono e non si chiariscono mai. Ti sparano in un luogo e nessuno sa nulla. Io per questa ragione non faccio denuncia alla polizia. La faccio pubblica. Però a questo punto non di tutte le chiamate e minacce… Adesso mi rompono i cellulari, mandano un suono quando sto parlando per bruciare il cellulare. Per questa ragione compro cellulari economici.

APU: Come vede Cristina per ciò che verrà?

HB: Io la vedo bene, non so se accetterà. Io dico che adesso lei non comanda ma è il popolo che ha eletto lei. Tutti diciamo Cristina guida. Cosa farà lei non so. Adesso va in Brasile, ha un incontro con Lula, con Dilma, in un incontro latinoamericano molto importante. Lei sarà sempre una gran militante.

APU: Come analizza i suoi ultimi atti pubblici?

HB: Bellissimi gli atti, ci va una quantità enorme di gente. Io dico che loro possono avere soja, vacche, dollari, ville. Ciò che non hanno è questa quantità di gente, queste piazze. La gente a Lanus è stata quattro ore sotto il sole, perché dentro non c’era posto. C’erano seimila persone credo, una sopra l’altra. E lei sempre con la stessa forza., con la stessa volontà.

APU: Come va l’idea di un fronte che lei promuove?

HB: Non so come sarà questo. Ciò che succede che il fronte va passato per un setaccio fine altrimenti suc cede sempre la stessa cosa, ci tradiscono. Tutto dipende con chi. Non è facile socializzare la maternità.

Seconda parte dell’intervista a Hebe de Bonafini, Presidenta dell’Associazione delle Madres de Plaza de Mayo. “ Credo che noi abbiamo una grande militanza, che non hanno altri paesi.”

APU: Che ricordo ha dell’incontro con il Papa?

Hebe: Molto buono, perchè non mi aspettavo che mi ricevesse per tanto tempo. Le dico che sono andata 45 minuti prima perchè non sapevo che cosa sarebbe successo, quando mi avrebbe ricevuto. E lui ha detto “Se lei è qui, la ricevo subito”, perchè è così. E quando mi ha detto così ho pensato “Sarà perchè mi dedicherà poco tempo”. Invece no, ero seduta in un luogo e mi è apparso, staremmo ancora a parlare. Mi ha ascoltato molto, mi ha detto di raccontare alla stampa tutto ciò che gli avevo detto. Che lo raccontavo bene e che ero abituata a queste cose. E in verità è successo, perchè sette giornalisti internazionali si sono congratulati con me dopo, mi hanno mandato una lettera. Lui è molto spiritoso, a me piace fare battute, e lui sapeva che avevo restituito un rosario all’altro Papa, mi ha detto “Ti regalo un rosario, questo non lo butterai”. Gli ho risposto “No, questo no” (ride). La gente gli porta borse di rosari da benedire, quando uscivamo, lo prendono lì al Papa, io gli ho detto “Ho comprato dei piccoli rosari per le Madres che sono cattoliche, non te li ho portati per farmeli benedire”. “No”, mi dice, “alla distanza vale ugualmente”. Immagina il tipo è inteligente, intelligentissimo. Mi ha accompagnato fino alla porta, cosa che non aveva fatto mai, mi ha dimostrato molto affetto.

APU: Lei ha avuto una relazione abbastanza dura con la Chiesa cattolica.

HB: No, sì, abbiamo litigato, per cose che sono successe nella Cattedrale. Prima di cominciare gli ho detto che volevo chiedergli scusa, che in alcune cose mi ero sbagliata e in altre no. Gli ho raccontato chi aveva iniziato il litigio: non sono state le Madres, lo hanno iniziato i preti. Non gli ho parlato di lui, gli ho parlato in generale. Gli ho detto “noi non siamo delle pazze, non siamo andate a litigare con la Chiesa, chiedevamo solo che celebrassero messe per gli scomparsi, loro non volevano celebrare messe per i morti. “Chi ha cominciano, voi o noi? Voi avete iniziato”. Perchè altrimenti sembra che siamo una banda di pazze. Dopo gli ho parlato molto dei miei figli, dei miei figli tutti. Della dedizione che hanno avuto, dell’esempio che sono stati, sono e saranno sempre. Di come dobbiamo rivendicarli e dei tanti sacerdoti del terzo mondo che hanno lottato con loro.

APU: Come considera la nostra attualità, nel contesto di un continente che soffre una forte avanzata conservatrice?

HB: Credo che qui abbiamo sbagliato nel non modificare la Costituzione, perchè se Maduro perdura è perché l’ha cambiata e Evo Morales anche, sono i due che la stanno difendendo. Credo che ciò che abbiamo è una grande militanza che non hanno altri paesi. La grande militanza della gioventù non ce l’ha Correa, non l’aveva Dilma, non ce l’ha Evo. Noi abbiamo una grande militanza della gioventù, io che faccio discorsi dappertutto vedo che è impresionante. Ieri notte a La Matanza sono arrivata tardi, c’erano interruzioni di chi continua a chiedere cibo come dicevo prima, la gente mi ha aspettato per due ore. Questo per me è molto emozionante e ciò mi dà la speranza e aspettative che bisogna continuare a combattere. Io sono già passata per tutto questo, immagina ho già compiuto 88 anni, me ne mancano due per i 90. Ne avrò vissuto di cose? E sempre lottando e lottando.

APU: Avendo vissuto tanti momenti difficili e quando molti compagni hanno perso la speranza quest’anno, che messaggio si può dare alla militanza?

HB: Il messaggio che voglio dare ai giovani per primo è che nessuno è piccolo, nulla è piccolo. Perchè quando si mettono insieme dicono “Hu, siamo pochi”. Se io avessi pensato che eravamo poche, tanto poche eravamo al principio, non staremmo qui. E dopo che non bisogna prendere la política come ciò che mi avanza di tempo. I miei figli mi hanno insegnato che la política è la miglior forma di vivere, mi hanno insegnato che fare política ha a che fare con la lealtà e con la solidarietà. Mi hanno insegnato la dedizione. E questo è ciò che ci è mancato, ci è mancata la solidarietà e la lealtà perchè anche questo si insegna. Eppure i ragazzi sono super coinvolti a lavorare a fare e questo dobbiamo mantenerlo, sostenerlo, difenderlo con il lavoro. Spiegando che la política non è una maniera di arrivare ad ottenere un posto político. L’incarico político te lo danno i compagni se servi e ti eleggono. Non che tu ti scegli per avere una carica política. La política non è il cammino per ottenere un incarico nè político nè di altro genere, nè un lavoro. La política è come una parte della vita, come l’amore, un compagno. La política questo è, una maniera di innamorarsi di qualcosa che è parte delle nostre vite e che permette di difenderci e ci fa sentire persone migliori. Chi fa política come l’abbiamo fatto noi … erano molto felici, molto coinvolti. Non è che non sapevano ciò che sarebbe successo, ferma, sì che lo sapevano. E nonostante ciò lo fecero con una generosità incredibile. Tuttavia questo paese, questo Popolo gli deve, gli deve tantissimo. Non per dare un nome a ciascuno perhè tutti furono eroi anonimi. Alcuni, per determinate circostanze sono maggiormente conosciuti.

Io non ero voluta andare al Monte Chingolo fino a qualche tempo fa, perchè in quel luogo sono morte tantissime persone e ragazzi convolti nella lotta e furono massacrati per essere stati traditi. Queste cose bisogna rivendicarle, insegnarle ai ragazzi come parte della storia. Che nessun rivoluzionario è terrorista, bisogna metter loro in testa questa idee. Qui si è parlato tanto di terrorismo e poichè erano terroristi era giustificato ucciderli, torturarli. Fu una giustificazione affinché tutto il popolo dicesse “ se sono terroristi che li uccidano e se si deve torturarli che li torturino”. Finchè il Popolo si rese conto che era una menzogna, noi Madres ricevemmo molti attacchi. Noi ci separammo dalle Abuelas per questo perché Estela disse che gli unici innocenti erano i bambini. Io dissi che “con questo criterio, non voglio andare neanche al bagno con questa donna”. Ciò che faccio è insegnare ai miei figli, agli altri, ai compagni che erano i nostri. Tutto il mio sforzo lo metto lì.

APU: Prima parlavamo della Marcia della Resitenza, sembra che sono momenti per questo, come pensa la resistenza, che significa resistere?

HB: E questo: stare 40 anni nella Plaza senza mancare neanche un giovedì e stiamo al numero 28 della resistenza…. Fare tutti i giorni qualcosa, rispondere a ciò che succede. Caratterizzare il nemico e dopo non negoziare con lui, così resti nudo. Perchè con la logica che non mi manchi, no.

APU: é riapparso da poco il film Todo es ausencia (Tutto è assenza), di Rodolfo Kuhn. Che ricordo ha di essso?

HB è un film che all’inizio aveva un altro senso, il soggetto era di Osvaldo Bayer, ed doveva essere fatta dalla Madres, ma non c’era denaro. Siccome la famiglia Bettini aveva il denaro, fu protagonista. Una famiglia ricca di La Plata che non sognarono con il figlio che ebbero, che diventò rivoluzionario e quindi ebbe più partecipazione di noi. E’ un buon film solo che ciò che girammo noi, le Madres, la metà non fu inserito, per la questione che primeggiò chi aveva denaro, noi non avevamo nulla.

APU: è molto impresionante vederti tanto giovane e dicendo che i tuoi figli ti avevano partorito, proprio al principio avevate elaborato questa concezione….

HB: Perchè è la verità, stai attento: loro spariscono e nasciamo noi. Non stiamo prima di loro, loro stavamo prima di noi. I miei figli mi dicevano “mamma, leggi di política”, “non mettere a posto i piatti a mezzogiorno se la sera li devi tirar fuori nuevamente”. E avevano ragione, “butta le pattine alla spazzatura”, tutto così. Quando venivano dei ragazzi a mangiare, io subito mi alzavo e preparavo qualcos’altro: “ no mamma, noi portiamo i compagni però non preparare altro cibo, condividiamo quello che c’è, se basta, basta e se no peccato”. E da quel momento non mi permisero di alzarmi neanche per friggere un uovo. Questi sono insegnamenti molto forti.

Ricordo sempre il giorno in cui venne mio figlio maggiore e mi disse “mamma c’è un ragazzo a cui dobbiamo cambiare il luogo in cui sta, non ha casa, è rimasto senza nulla, che cosa hai da dargli?”. Gli risposi “nel camera in fondo c’è biancheria lavata e stirata”, mi rispose “no mamma, questo lo fanno i ricchi, dare ciò che gli avanza; dammi ciò che hai nel letto, che non ha nulla”. Portò via perfino il materasso, mio marito mi disse “permetti che porti via il materasso?”. E che faccio, “sì mi ha steso con ciò che mi ha detto, aveva ragione” dissi a mio marito. Mi diede un segnale di cosa sia la solidarietà.

APU: Non parlavi dei tuoi figli, ma di tutti.

HB: perchè sai ciò che succede? A casa mia venivano molti ragazzi, sempre. Quando c’erano ragazzi nascosti gli davo cibo, vestiti. I miei figli me lo chiedevano ed io lo facevo. E vidi che era molto ingiusto che si parlasse dei ragazzi che le madri avevamo avuto più coraggio per uscire allo scoperto, ce n’erano molti i cui familiari non li riconoscevano, non volevano chiedere o avevano vergogna che i propri figli fossero dei rivoluzionari. Quindi dicevo come può essere che i nostri ci siano e abbiano chi chiede di loro e per gli altri no? Così decidemmo di socializzare la maternità e fare le richieste per tuti. Di 100, 150, 200 e i giudici non volevano. “Sapete in cosa vi mettete?” dicevano. “ Non importa, lei deve reclamare per loro” rispondevamo noi. Inoltre dovevamo sporgerli in diversi tribunali, perchè uno era di San Martin, un altro di La Plata, di qualsiasi posto. Trasformammo cose che loro non volevano trasformare. Ricordo che uno dei tanti che venivano a casa era molto amico di mio figlio Raul, fecero un’indagine nell’ Estero del Ibera. Suo padre era un poliziotto, per cui la familia non lo reclamava. Io dicevo “come, se lui ha fatto la stessa cosa di mio figlio, chi lo reclama?” Seppi anche per essere amico di mio figlio maggiore che era di una familia ebrea alla quale tolsero l’unico figlio che aveva, decisero di andarsene in Israele, il padre morì durante il viaggio in nave e la madre giunse e morì due mesi dopo. Chi avrebbe reclamato per questo ragazzo? Se era tanto coraggioso come gli altri… (si emoziona) Molte cose… Le madri stupide di classe alta, “io non so perchè si è messo in questo se non gli mancava nulla”. Questo è non capire ciò che i ragazzi volevano e tutte queste cose mi fecero… Mi costò molto farlo capire alle altre madri. Non era facile socializzare la maternità, dire loro “non chieder più di tuo figlio, non nominarlo nelle attività”. Che nessuno sappia chi sono i nostri figli, non importa come si chiamino perchè è importante quello che volevano e dove volevano giungere.

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