La domenica di Buenos Aires è alla placita con il tango popolare di El Indio

San Telmo è la tappa obbligata per chi va a visitare Buenos Aires. Le bancarelle, i negozi, locali per gustare le tipicità di Buenos Aires, musica, murga e tango. Si trova proprio tutto. Puoi acquistare mate, bombilla, dulce de leche, qualsiasi cosa che ti ricorda Baires, farti sacar una foto insieme a Mafalda e Felipe, oppure con un tanguero o una tanguera. Insomma tutto quello che ha bisogno di vedere un turista per la prima volta in Argentina.

Ma per la Caravana, è il momento di ritrovare Pedro Benavente “El Indio” e la sua “Milonga Placita del Panuelo blanco” una vera milonga di strada portena, dove si può riscoprire la strada, il ballo e la milonga. Dove possiamo scoprire che queste cose ci appartengono e sono la nostra vita.

Una milonga dedicata alle Madres de Plaza de Mayo e alla loro lotta, dove è presente su uno striscione il loro simbolo, “il Panuelo blanco”, internazionalemente riconosciuto per  lotta per i diritti umani nell’Argentina.

Pedro ci disse una volta che “… la cosa più importante del tango è “camminare”, dicono che la donna che sa camminare è quella che balla meglio il tango. Le Madres hanno camminato e continuano a camminare nella Plaza de Mayo,  hanno camminato a partire da sé  verso l’universo. E’ un fatto concreto il fatto di camminare intorno alla piazza, in modo rotondo, le Madres hanno insegnato a passare all’azione, amare profondamente e vivere la vita, con l’allegria del vivere pienamente, perché tutti noi possiamo sentirci vivi, stare insieme, amare, lottare per quello che uno ama, desidera, e poi ricordiamoci che in milonga, si cammina e si balla nel senso contrario a quello dell’orologio, esattamente come fanno le madri quando sono in piazza ogni giovedì…, come camminare contro il tempo dominante per riprendersi il proprio”.

 murgaplacitaLa placita di oggi ci propone oltre a dello splendido tango la Murga “La Cuerda Floca” una murga portena che si traveste un po da uruguaiana e che ci fa veramente divertire.

Questa forma d’arte si sviluppò in Uruguay agli inizi del XX secolo, collegata al carnevale. Successivamente,circa 15 anni fa, si estese in molti paesi dell’America Latina, specialmente in Argentina dove acquisì uno status locale specifico (la cosiddetta murga porteña è tipica di Buenos Aires e del suo carnevale).

La Murga è una forma di teatro di strada che coniuga musica, danza e recitazione, molto vicina alla tradizione della giocoleria, con una forte connotazione satiricaparodistica, che ha assunto una connotazione di protesta politica e per questo negli anni della dittatura in Argentina fu vietata.

C’è anche un Jorge Luis Alio, pittore e docente di pittura che ha studiato presso il National Fine Arts School Prilidiano Pueyrredon Buenos Aires. La forza espressiva dei bambini lo ha stimolato a tal punto da incorporare disegni dei bambini alla sua iconografia. Ha maturato il suo interesse per la figura femminile come una metafora per la sua ricerca pittorica, studia teatro e tango e nella sua attività si  manifesta la sua convinzione sulla pratica artistica, intesa come luogo di incontro per una sorprendente libertà di procedure e forme.

E poi un po di zapateo, tango e ancora tango, abbracci che tutti potete ammirare collegandovi alla pagina Fb della Milonga Placita del Panuelo Blanco e viaggiare con la vostra mente nell’attesa di andarequadroplacita a Buenos Aires.

E mentre noi balliamo Jorge dipinge un bellissimo quadro, che tutta la “placita” dona alla Caravana di Kabawil.

“Meraviglioso Indio” non è possibile descrivere la vostra fratellanza e generosità, qualcosa che ci fa sentire veramente vicini e ci abbraccia.

Hanno condiviso questi giorni a Buenos Aires con la Caravana, le “Madri” irrangiungibili esempio di amore e di lotta, Indio, Marisol, Jano, Mirella e suo figlio, Roberta, Rosa, Antonio e la sua famiglia, Alejandra, Sofia, Daniel, Andres “el Vasco” e i ragazzi di Audiovisual, Gustavo, Marcelo, Carlos, Ana e Omar, Gonzalo, Luis e tutte le persone che condividono gli stessi nostri ideali, grazie a tutti.

Enrico

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