Il giovedì si marcia. Report sesto giorno di Caravana

La mattina di giovedì 28, dopo la faticosa giornata precedente, è dedicata ad un breve giro turistico di Mar del Plata, e in particolare del suo lungomare e del porto.

Torniamo quindi in hotel e, dopo pranzo, ci prepariamo per la tradizionale marcia del giovedì che si svolge, oltre che in Plaza de Mayo a Buenos Aires, anche in altre città dove ci sono ancora gruppi attivi di Madres, come appunto Mar del Plata.

Prima di lasciare l’hotel, registriamo alcune interviste con Andres, del gruppo audiovisivo delle Madres, raccontando le nostre impressioni di questi primi giorni di viaggio.

marciamardelplata

La marcia del giovedì a Mar del Plata

Alle 15.30 siamo sul luogo della marcia, che a Mar del Plata si svolge in una piccola piazza antistante la Cattedrale. Per noi si tratta di una novità in quanto in passato abbiamo sempre partecipato alla marcia in Plaza de Mayo.

Oltre a Hebe, sono presenti le tre Madres di Mar del Plata: Angelita, Chiqui e Irene. La piazza, data la presenza di Hebe, è ovviamente più affollata rispetto agli altri giovedì.

kabawilmardelplata

Kabawil in marcia con le Madres

Durante la marcia esponiamo lo striscione della nostra associazione Kabawil con la scritta “Madres de la Plaza, el pueblo las abraza!”, slogan frequentemente scandito dalla gente presente.

La marcia si conclude con un breve discorso della presidente delle Madres.

Hebe riprende in parte gli argomenti del giorno precedente; osserva che non è corretto lo slogan “vamos a volver” (“torneremo”) scandito dagli attivisti come auspicio di ritorno al governo, in quanto “non ce ne siamo mai andati” (sottinteso: dalle piazze e dalle strade, che erano e sono nostre).

Ribadisce che Cristina Kirchner è da considerare l’unica figura politica di riferimento per la guida del Paese e che Macri è sempre stato nostro nemico: “lo era, lo è e lo sarà”.

Insiste poi sulla necessità di stare sempre al fianco dei più deboli, di quelli che perdono il lavoro, o che possono perderlo: “El otro soy yo” (“L’altro sono io”) è una parola d’ordine che deve essere sempre presente in ciascuno di noi. La solidarietà – aggiunge – non deve ridursi a beneficenza.

Più che andare a certe marce, magari con 20.000 persone, convocate da alcuni politici o giornalisti, dovremmo stare sempre ai cancelli delle fabbriche dalle quali cacciano i nostri compagni.

Al termine, come sempre, visibile emozione nei presenti e solita coda per abbracciare Hebe e fare qualche foto ricordo al suo fianco.

Verso le 16.30 saliamo sul pullmino delle Madres, circondato dalla gente che saluta ancora una volta Hebe, e prendiamo la strada del ritorno a Buenos Aires.

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