Le Utopie sono Possibili, come le Madres di Plaza de Mayo hanno contribuito a ricostruire l’Argentina

Il libro di Riccardo Verrocchi è un viaggio dettagliato nella società argentina alle prese con la memoria di un tragico passato

Ho letto con vivo interesse il libro storico “Le Utopie Sono Possibili – Le Madres di Plaza de Mayo nell’Argentina di ieri oggi e domani” del giovane Riccardo Verrocchi sull’intricata quanto interessante vicenda delle Madri argentine di Plaza de Mayo e delle loro figlie e figli misteriosamente scomparsi durante i terribili anni della dittatura militare in Argentina. Nel libro, edito quest’anno da Sensibili alle Foglie, l’autore ripercorre puntualmente la storia dei trentamila desaparecidos, donne e uomini letteralmente scomparsi nel nulla tra il 1976 e il 1983. E’ in quegli anni che le madri dei giovani desaparecidos decidono di uscire dalle loro case, mettendo da parte le attività alle quali si erano ciecamente e sordamente dedicate fino a quel momento. Le madri fanno così gruppo, unite dalla forza della disperazione di fronte alla scomparsa dei propri figli e scendono in piazza per dare inizio alla loro lotta per ottenere verità e giustizia.

Quest’anno è ricorso il 37°anniversario dalla prima manifestazione nel cuore di Buenos Aires: Plaza de Mayo, la piazza principale della capitale argentina. Le madri si sono costituite nell’AsociaciónMadres de Plaza de Mayo che si spende per l’affermazione e l’ampliamento dei diritti civili ed umani e lo fa attraverso progetti concreti come, primo su tutti, l’Università Popolare che dal 22 Ottobre di quest’anno è stata trasformata, mediante approvazione da parte della Camera dei Deputati, in Università Pubblica diventando l’Istituto Universitario Nazionale per i diritti Umani “Madres e Plaza de Mayo”. In questo modo è stato possibile realizzare uno dei sogni delle madres dei desaparecidos: mettere a completa disposizione delle giovani generazioni uno spazio educativo e formativo che fosse specializzato in diritti umani, gli stessi dei quali i figli e le figlie scomparsi sono stati privati. Le madres, come ribadisce Verrocchi durante tutte le pagine del libro, hanno trasformato degli spazi militari in disuso in spazio per tutti, in un bene comune, pieno di vita  e di gioia di vivere.

La stessa operazione di recupero di spazi è stata fatta per l’ l’Espacio Cultural NuesotrsHijos (Ecunhi – Spazio culturale nostri figli), gestito dall’Associazione delle Madres de Plaza de Mayo e che non è altro che l’ex caserma navale militare di Buenos Aires nella quale avvenivano torture e soprusi ai danni dei prigionieri dissidenti. Oggi quello che non molti anni fa era un luogo di addestramento e di torture, è un posto vivo, colorato e in continuo fermento. Quello spazio è stato trasformato da centro di tortura a centro di cultura. Lo spazio Ecunhi ha ospitato il concerto del musicista Ignazio Guido Montoya Carlotto, figlio di una militante uccisa perché si batteva contro la dittatura argentina. Ignazio è uno dei 114 bambini identificati come figli di scomparsi durante gli anni della dittatura. Attraverso le parole dell’autore, possiamo comprendere il fine ultimo del suo lavoro letterario: “Nel libro, ho voluto far emergere la forza della battaglia in questi anni, raccontando le trasformazioni che ha saputo produrre nella società argentina, con la nascita di importanti spazi culturali, con l’impegno nelle periferie. Le madres non si sono limitate a rivendicare giustizia per i loro figli, hanno contribuito – e continuano a farlo – alla rinascita sociale dell’Argentina, dopo la crisi dei primi anni duemila”.

“Le Utopie Sono Possibili – Le Madres di Plaza de Mayo nell’Argentina di ieri oggi e domani” consegna un quadro completo e degno di ammirazione delle attività delle Madres. Ciò che Verrocchi riesce a mettere in fervido risalto nel suo libro è come queste madri abbiano collettivizzato il concetto di maternità, non accettando ricompense governative per la scomparsa dei propri figli, ma continuando con forza e tenacia a chiedere la ricomparsa in vita dei desaparecidos, nonostante gli impedimenti dati dall’età e dalla tendenza da parte dei poteri forti a insabbiare gli elementi che invece avrebbero potuto fare chiarezza su quelle terribili vicende.

Le Madres de Plaza de Mayo continuano a scendere in piazza ogni giovedì pomeriggio con il loro pañuelo saldamente annodato in testa. Quel fazzoletto bianco, che per via della sua forte valenza simbolica è esposto nel museo del Bicentenario a Buenos Aires, è il pannolino dei loro figli scomparsi ed è il simbolo dell’amore eterno nei confronti dei propri figli e dell’altro in senso lato e alto. Le Madres sono donne forti, tenaci e unite e non sarebbero così se non fossero donne e madri.

Sitografia:

https://associazionekabawil.wordpress.com/

http://www.madres.org/navegar/nav.php

http://www.sensibiliallefoglie.it/

Giorgia Mazzotta (Fonte Euroroma.net)

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