#Tango popolare e #Madres. #Intervista a Pedro #Benavente, in arte “El #Indio” a cura di Enrico Vecchiotti

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“El Indio” che tiene una lezione di tango nella Aula Magna dell’Università delle Madres

Pubblichiamo di seguito l’intervista integrale a Pedro Benavente, in arte “El Indio“, il tanguero argentino amico e sostenitore delle Madres de Plaza de Mayo che da alcuni anni sta sostenendo il recupero delle origini autoctone del tango promuovendo milonghe popolari a Buenos Aires e nel resto dell’Argentina.

Nell’intervista “El Indio” parla delle sue origini, del suo amore per il tango, del suo rapporto con le Madres, dei luoghi dove ballare tango, della situazione attuale in Argentina.

L’intervista è stata svolta in aprile a Buenos Aires da Enrico Vecchiotti, in occasione della Carovana Kabawil 2014 con las Madres.

Parte dell’intervista è stata pubblicata dalla rivista «El Tanguero», trimestrale italiano di cultura tanguera. Il numero 15 dei mesi ottobre-dicembre 2014 in cui compare l’intervista è scaricabile qui.

Di seguito l’intervista integrale.

Intervista a Pedro Benavente “El Indio”

Il mio primo viaggio a Buenos Aires fu nell’aprile del 2007, da qualche mese avevo iniziato a prendere lezioni di tango in Italia e già stavo in Argentina. Con degli amici ci siamo recati a San telmo, in Piazza Dorrego dove si ballava all’aperto. Che musica, che atmosfera. Dopo qualche tanda vidi ballare per la prima volta Pedro, “El Indio”. Un vero porteño, una bellissima esibizione che in pochi minuti mostrava l’essenza del tango, il tango di strada, della gente Comune, del tango come cultura sociale. Quest’anno di nuovo a Buenos Aires e parlando con Indio abbiamo parlato un po del tango e dell’Argentina

(E) Ciao Pedro, raccontami un po di te, come hai incontrato il tango?

(P) Il tango già stava nella pancia di mia madre, viveva da sempre nella mia famiglia, come il folclore, ma anche il rock (in Argentina abbiamo il rock nazionale), siamo un Paese dove ci sono indigeni, immigranti, neri, abbiamo preso da ogni etnia e abbiamo formato una identità comune, il tango mostra tutto questo. E’ per questo che il tango stava già nella mia famiglia, oggi se vado a pensare a mio zio che ha 84 anni, nel suo laboratorio sta lavorando con una radio accesa e ascolta il suo tango mentre lavora, fa parte della sua vita, e io l’ho vissuto nella mia casa costantemente sentivo il tango sempre. Non è che c’era il tango triste, no, era allegro si viveva l’allegria in famiglia,

Se tu dovessi spiegare che cos’è il tango?

Più che dare una definizione passerei all’azione, e magari inviterei una persona a cui piace il tango ad una lezione, ad un ballo in piazza, a ballare ad una milonga, per fargli scoprire il tango in un luogo propriamente suo, io credo che il problema più grande sia che la gente a volte non si appropria delle cose che sente e vive, non si appropria degli spazi ludici, degli spazi di tutti i giorni, quindi dobbiamo riappropriarci degli spazi della nostra vita.

E per questo che balli?

Si è per questo, così sento di essere vivo, ho necessità di sentirmi vivo. In giro ascolto discorsi distruttivi anche a sinistra come “la sinistra è finita, è distrutta”. Io non voglio condividere questo spazio di distruzione, non mi fa sentire assolutamente bene, Sto cercando invece di trovare i luoghi diversi perché questa visione pessimistica mi porta a quello che odio, al capitalismo. Nella realtà dove viviamo spesso non c’è un senso della vita, io sento dire che “loro”(il sistema) stanno vincendo non noi, in realtà quando sento questi discorsi disfattisti noi non vinciamo. Possono vincere solo quelli che con allegria pensano che questo sistema sia perverso. Cerco di vivere con molto intensità la vita senza diventare pazzo perché voglio essere cosciente di quello che vivo. Cerco di pensare a cosa piacerebbe a me potendo vivere e stare in un luogo. Vogliamo essere felici, come dice Cristina (Kirchener la Presidente dell’Argentina), l’ha detto l’altro giorno. Dobbiamo fare tutto per esserlo, quindi cerco di salutare questa felicità e passare all’azione tutto il resto viene dopo da solo con il tempo. Forse un ragazzo oggi mentre ascolta un pezzo di tango nuevo o musica di Piazzolla, un giorno arriverà ad ascoltare anche un tango di quelli classici, magari un pezzo di Pugliese, anche se inizia dal tango nuevo. Questi sono processi che ogni persona vive da differenti punti di partenza. Quello che cerco di dare nelle mie lezioni è quello che dice Paulo Freire il pedagogista:condividere l’educazione. Se educo anche io sto apprendendo nello stesso momento che insegno. La parola alunno viene dalla radice “senza luce“ lo studente ,invece, non è senza luce, ha una luce propria. Io credo che la gente abbia molta luce e si avvicina al tango perché vuole questa luce.

Ci sono differenti stili di tango, queste forme sono solo parole per identificare qualcosa o serve soltanto per capire che si stanno formando diversi tipi di tango?

Per me il tango è il tango, anche se ovviamente essendo un fatto culturale, assume molte forme. In alcuni momenti il tango stava per morire e si è formato un tango della resistenza all’interno degli show di tango, e ha viaggiato per il mondo come forma di resistere alla dittatura quando tre persone non potevano stare insieme nella strada perché li potevano prendere e far sparire. Si sono sviluppate milonghe clandestine, si andava a ballare in forma quasi clandestina. Inoltre i discografici statunitensi volevano creare una orchestra sincopata già organizzata, volevano trasformare il tango in qualcosa che si potesse vendere, i discografici non volevano in realtà il tango, ma una musica più simile alla loro. Mandarono anche un portoricano che distrusse molti dischi in vinile, abbiamo avuto tante cose avverse ma il tango si è sempre ripreso, ha resistito, quindi adesso che il tango possa chiamarsi tango nuevo perché molti giovani si sono vestiti con i vestiti attuali, hanno mischiato la musica è una questione discografica. Il tango è il tango, dire che per esempio “il tango di Piazzola” è un modo di dire, fa parte della nostra cultura, della nostra idiosincrasia, abbiamo sempre la necessità di qualcuno bravissimo come loro per parlare della nostra cultura ma il tango non sta nei musei o nei compositori, è vivo.

 

Ballerino di tango e “Indio” questi due termini portano anche il segno di una contraddizione? La tua è una rivoluzione che hai fatto con il corpo?

Sì, la continuo a fare. Da giovane ho letto molto sul CHE, vengo da una famiglia militante e i miei genitori erano lavoratori con una coscienza molto chiara sul “da dove si veniva”. Nella mia famiglia si parlava molto, si discuteva non solo con il dialogo, anche con toni forti, con parolacce a volte, perché ognuno aveva le sue idee. Noi argentini vogliamo essere qualcosa che ancora non sappiamo, e questo “voler essere” è in tutte le cose: in chi costruisce una casa, in un artista, nell’attività di uno scienziato, in tutti gli argentini c’è questa presenza importante dell’ “essere”, un forte processo di autostima. Pensare di poter fare è una cosa positiva, questa è una cosa molto importante che mi ha dato la mia famiglia, il mio quartiere, l’idea politica che io amo. Vengo dalla zona Sud, nel Sud c’è il tango che ha una forza ancora intatta, una purezza, qualcosa di molto interessante passando il ponte da quel lato. Se tu vai per esempio a Pompeya (un quartiere del sud di Buenos Aires dove Indio è nato) e cammini, per una strada, in un angolo, può succedere di tutto, e li la gente è dura molto forte, la gente del sud e dell’est di Buenos Aires, mi è sempre piaciuta questa zona, la zona “Orillera” del tango, noi siamo un poco “border”, siamo ai confini. Questi luoghi hanno delle verità e poco ne parliamo, e veniamo proprio da quei luoghi noi compositori, cantanti, ballerini, A differenza di Buenos Aires dell’Obelisco, del simbolo fallico dell’Obelisco, il fallo …. di Gardel, piazzato là che non si muove, noi abbiamo una storia molto più socializzata, la storia della notte scura che abbiamo avuto durante la dittatura, si è sviluppato e giocato molto li. Questa storia si riallaccia alla idea che noi possiamo essere qualcosa che possiamo vincere il nemico, abbiamo la speranza che si può. Quando sono venuto a Buenos Aires ho cominciato a pensare e chiedermi che cosa ho? Con che faccio le cose? Non c’era niente in città. C’era però una piazza, un mangianastri con cui ascoltavo la musica e si metteva il tango, non avevo nient’altro, la gente dei bar e qualche vicino era incazzato, ma piano piano si avvicinarono quando ho cominciato a fare la milonga, piano piano qualcuno ha cominciato anche a staccarsi dalla televisione, veniva ad ascoltare e a rivivere la milonga, a fare folclore e piano piano ci siamo appropriati di quello spazio, forse l’abbiamo fatto per questo valore che abbiamo noi gente del sud che sempre possiamo farcela. Sono un uomo del sud, “para donde e despues”. Ci sono molte cose che dobbiamo cominciare a rispolverare e dobbiamo farlo noi persone dell’est e dell’ovest che abbiamo una volontà ferrea, una volontà dove non ci sono dubbi, visto che ci è sempre costato farsi sentire. Noi non ci si è imborghesiti come quelli di Buenos Aires: il porteño è un borghese che sta sempre comodo che sta sempre li a piangere e si sta lamentando sempre di quello che ha, che forse ha troppo, sempre gli manca un peso per arrivare a 100, è molto forte questo modo di pensare.

 

Quindi non è solo il sud fisico vero?

Esatto, è una cosa che è vincolata e ha a che fare con la saggezza, è una cosa che sta alla riva del mare, che viene dai “compari” che sono quei personaggi come i ghauchos, gli italiani che hanno portato le prime storie, che hanno messo insieme le loro storie con quelle del tango e delle milonghe. E’ una questione di appartenenza il fatto di sentirsi al sud, è anche un fatto di riscatto dalla dominazione, noi abbiamo avuto gli inglesi, e la popolazione che abitava vicino alla riva aveva un sentire molto indipendente, c’erano gli inglesi li, e in India sono riusciti a conquistare mentre qui ci sono stati due invasioni ma non ci sono riusciti. Nonostante che Buenos Aires non abbia la pampa o i caraibi, nonostante, non abbia la montagna ha un gran senso di appartenenza, c’è l’ha il tango, l’hanno le popolazioni nonostante non vivano nella pampa, abbiamo questo senso di identità. Questo a volte viene confuso, non è nazionalismo è chiedere della nostra terra, è voler bene alla nostra terra. Per noi questo senso è un senso di identità, difendere la nostra cultura non è populista nazionalista, riconosciamo che abbiamo una identità e che possimo rimetterla in circolo insieme a quella degli altri popoli, la cultura e l’incontro .

 

Il tango è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco … che relazione ha il Tango con l’Argentina di oggi?

Il tango avrà sempre una relazione con l’Argentina del passato perché è parte dalla nostra identità. Oggi si parla di patrimonio dell’Umanità perché il Ministro della Cultura della Città di Buenos Aires, Lombardi, ha richiesto e ottenuto nel 2009 questo riconoscimento dall’UNESCO, al fine di una promozione turistica commerciale e per introitare dollari. Dobbiamo pensare invece a cosa significa “patrimonio dell’umanità”. Il ministro della cultura brasiliano Gilberto Gil quando volevano dichiarare l’Amazzonia patrimonio dell’umanità disse “Perché non facciamo patrimonio dell’umanità gli Stati Uniti o il Nord Europa, sono già patrimonio dell’Umanità”? E’ ipocrita parlare di patrimonio dell’umanità mentre invece si sta distruggendo tutto, si vende tutto, tutto è rapportato al mercato mentre la gente perde terra e lavoro. Quando mettono qualche cosa sotto l’etichetta di patrimonio dell’umanità non la possiamo più toccare, magari potevano chiedere a noi argentini o agli uruguaiani se eravamo d’accordo. Magari fanno un film con la musica di Gardel ed i diritti d’autore non sono pagati perché è patrimonio dell’Umanità? Non è che un altro modo per rubare ancora al nostro paese? Fanno soldi con questa musica e all’Argentina non viene nulla!! Quando parliamo di patrimonio dell’Umanità parliamo di diritti, sarebbe importante sapere a quali diritti ci riferiamo? Un esempio: sono tanti anni che organizzo la “Milonga placita del Panuelo blanco” in Plaza Dorrego, in San Telmo la domenica. Bene io no ho il permesso ufficiale per farlo! Nel paese del tango io non ho un permesso ufficiale per fare la milonga!! che cos’è questa ipocrisia, la gestione di questa città è una ipocrisia, orchestre e molti musicisti argentini non hanno nemmeno un peso per comprare gli strumenti, per suonare il tango, i milioni di dollari dati alla città che fine hanno fatto? Non un soldo è arrivato alle persone che fanno tango che producono tango. A San Patricio in un parco organizzano una milonga gratuita, ma il governo della città crea molti problemi per non far fare quella milonga, devo andare all’Unesco per chiedere il permesso per suonare o ballare in Argentina? Sarebbe interessante discuterne bene.

Quelli dell’Unesco hanno coscienza di quello che si sta facendo con i soldi che hanno dato per il patrimono dell’Umanità? Cosa si sta facendo con i soldi che hanno dato? E non parlo della gestione amministrativa dei soldi, non mi interessa, io voglio capire dove vanno quei soldi. Io non sono un gestore della cultura ma un “hacedor” del tango, uno che il tango lo vive e lo fa. Al di là dei problemi dell’industria culturale e turistica molte orchestre di giovani non hanno risorse, molti giovani non hanno soldi per comprare un bandoneon proprio, mia figlia studia violino, meno male che danno valore a quello che faccio e qualche soldo ce l’ho altrimenti come farebbe? Se l’Unesco fosse proprio interessato al tango come patrimonio dell’umanaità dovrebbe sapere tutto questo. Quanti bandoneon sono stati acquistati per i giovani musicisti? Quanti spazi pubblici sono stati dichiarati di interesse culturale ed a quanti spazi si è dato il permesso per fare tango? L’Unesco che cos’è solo un nome o uno spirito santo? abbiamo problemi legati alla milonga, donne e uomini che fanno tango, però quando arriva il momento dei campionati di tango ufficiali non si chiama nessuno di chi effettivamente vive e fa tango ma si chiamano soltanto le mega stelle, da mettere in scena e si mostra il tango per come si vive in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo perche sono loro che pagano. Noi non abbiamo un festival del tango di strada come sarebbe giusto. Perché a questo punto il festival di tango dovrebbero arrivare in tutti i posti dell’Argentina e stare nelle strade e invece no, oggi abbiamo solo i campionati di tango, come se il tango fosse una concorrenza feroce tra coppie. Come la mettiamo con la poesia che viene creata, ci sono giovani che scrivono e che non hanno uno spazio ed un luogo dove possano editare libri, solo piccole librerie fanno piccole produzioni non di più, come per esempio l’editoriale indipendente Milena Cacerola. Non vengono pubblicati libri di poesie, sulla musica, sulla danza niente su quello che è l’arte adesso a Buenos Aires e in Argentina, solo titoloni e mega eventi. Ci sono dei ragazzi che hanno un grandissimo talento come ballerini e in realtà di tanti se ne scelgono uno e due e poi si mollano tutti gli altri perche non sono arrivati primo o secondo o oppure perche non hanno le scarpe. Perche il tango non diventa materia obbligatoria nelle scuole? Sono molto incazzato che vorrei delle spiegazioni, che possano chiarire a tutti noi quello che ho detto, anche al turista che arriva qui. Non c’è un impulso per far divertare il tango una “cosa pubblica”.

 

La domanda è Tango: Uomini e donne. Cosa dici?

 

All’inizio il tango si ballava tra uomini, però c’erano anche donne che ballavano il tango che davano lezioni di tango anche in luoghi pericolosi, che erano donne di “malaffare” come la Maleva. I primi uomini e le prime donne che avevano una carica un po leggendaria con personalità molto forte, si ballava appuntro tra uomini in principio anche perchè c’erano poche donne sul Rio de La Plata. In quell’epoca le industrie si stavano sviluppando e arrivavano solo immigranti uomini e quindi cominciavano ad aprire delle case chiamate Lumpanares o cabaret, dove si portavano le donne europee, polacche e anche le ragazze dell’interno del paese, si sfruttavano le donne. E’ lo stesso luogo dove è nata la Boemia, l’idea dell’uomo abbandonato dalla donna, le prime scritture del tango avevano un senso picaresco e vestibulario, e dopo con la storia degli immigranti l’idea dell’abbandono, dell’esilio, della lontananza dal proprio amore, viene riportata costantemente nei testi delle canzoni, e quindi porta in Argentina la cultura della nostalgia, del luogo abbandonato o esiliato. Siamo un pò marchiati dal tema dell’esilio, della nostalgia, di questo Tano (argentino di origine italiana) che aspetta che arriva la famiglia e poi invece si sposa con una persona del posto e la famiglia non arriva mai, ma continua a pensare alla famiglia. Non c’erano molte donne e poi c’erano sempre pregiudizi rispetto alle donne perché andare a ballare vestite in una certa maniera e in certi luoghi era da “puttane”, una donna di classe media non ci sarebbe mai andata. Quando il tango ebbe successo in Francia cominciò ad essere ritenuto un ballo che si poteva ballare anche dalle classi medie. Il tango quindi inizia a valere vale perché lo ballano i francesi questa è l’idea che è passata e quindi questo ha formato un certo tipo di ballo. Il tango durante tutti questi anni è cresciuto e adesso viene ballato da un uomo e una donna, da due donne o da due uomini al di là del ruolo che si sceglie e che può cambiare all’interno della coppia, una cosa come un gioco, quindi due persone nel tango costruiscono un abbraccio, l’abbraccio del tango, Questa possibilità di incontro è una cosa meravigliosa visto che viviamo in un epoca nella quale sia l’uomo che la donna sono tanto indipendenti. L’abbraccio è così importante e non dobbiamo pensare che la donna sola o l’uomo solo vanno in un locale semplicemente per ballare..

 Questo succede in Argentina?

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Da sx a dx: Enrico Vecchiotti (Kabawil, autore dell’intervista), Pedro Benavente “El Indio”, Renato Di Nicola (Kabawil)

Il Tango non si distacca dalla realtà politica e sociale che abbiamo, in Argentina siamo il primo paese dell’America latina dove c’è stata l’uguaglianza di genere, io penso che in qualche forma il tango ha mostrato la realtà che viviamo come Paese. Questo si vede riflesso anche nel tango e in altre attività, oggi abbiamo molte milonghe dove possono ballare uomini con uomini, o donne e donne che io non chiamerei milonga gay o milonga non gay. Io vado in una milonga dove mi piace ballare, e questo va benissimo perché parla di capacità di inclusione che ha il tango, il tango non è bloccato rispetto ad una realtà politica sociale ma vive insieme a questi cambiamenti.

 

Quando tu balli vedo non un uomo o una donna, è la coppia, la pareja che risalta. Da noi il ruolo appare più fisso, l’uomo che porta e la donna che va dietro, tu sei stato in Europa hai notato come ballano tango in Europa? Che differenza trovi con il tango che si balla in Argentina? Cosa pensi delle scuole di tango che ci sono in Europa?

Ovviamente le scuole di Tango in Europa creano molti posti di lavoro, e tante possibilità per tanti ballerini e molti artisti, questo è una cosa positiva. Il problema è se questo genera inclusione o esclusione, pensare di generare il tango come un elite sarebbe un fatto negativo. Il problema è che anche il tango come molte altre cose sono rese mediatiche e questo porta a renderle di elite. Non ci sono canoni, può andar bene tutto a patto che porti successo in quello che fai, se Indio ha successo e possibilità economiche benissimo, viva Indio. Il problema è che spesso si pensa che tutto sia finalizzato al successo perché siamo in un mondo che si rappresenta come un concorso, una gara, dove dobbiamo vedere chi trionfa e chi no invece la vita non è questo, mi sembra che questo sia un problema da superare. La gente deve vivere il tango come una cosa naturale e non come forma. Esiste un “mondo tango” per cui occorre tener conto di quello che fa il vestito, di quello che fa le scarpe, un mondo che deve reggersi intorno e per questo si crea un’idea di concorso e diventa una moda, un modo di pensare e non altro. Il problema è capire invece quanta gente sta dentro questa foto e quanta altra gente viene esclusa da questa foto? Se nella foto entrano poche persone è una cosa molto triste, perché è esclusiva. Va bene quindi il lavoro delle scuole di ballo ma se lo pensiamo come lavoro di elite stiamo sbagliando, stiamo generando non volendo un qualcosa di esclusivo verso tanta gente che potrebbe partecipare a questa cosa meravigliosa che è il tango. Faccio un esempio, al giorno d’oggi non è più necessario l’intervento di guardie per cacciar via un povero che va al negozio perché il povero non ci va per niente, è già completamente escluso, è già stato cacciato da quegli ambienti. Questo e quello che crea un mondo mediatico, di elite, quindi il problema non è criticare le scuole di tango ma mettersi a fare cose completamente diverse, vi suono luoghi dove si può ballare con più libertà. In Europa so che ci sono locali molto interessanti, con apertura anche verso il tango queer, e a volte ci sono spazi aperti più di quelli che uno pensa, ovviamente se ci sono molti locali non importa dove si va ma che si cominci a frequentarli in modo da cominciare a vivere il tango, ognuno al suo modo. Io non sono contrario a chi compra le scarpe per ballare il tango ma bisogna pensare anche a chi non se li può comprare e quindi facilitare la partecipazione anche degli altri e da questo nasce l’idea della milonga popolare, una milonga più inclusiva, aperta a tutti, libera, l’importante che non sia d’elite.

 

I luoghi del tango

Ci suono dei luoghi che continuano a crescere, degli spazi indipendenti non soltanto la Placita, anche Parque Patricio dove stanno facendo un lavoro sociale molto interessante, senza pensare di dover fare politica, ma la politica viene fuori dai fatti concreti che si affrontano, secondo me bisogna costruire tanti spazi anche differenziati tra di loro, non mi preoccupo quando ci siano tante cose, mi preoccupo quando la gente che dice di avere delle idee avanzate invece non crea degli spazi che includono e possano soddisfare, che crescano mille spazi, perché già abbiamo contro i media, già abbiamo i problemi che fanno di qualsiasi cosa un mercato, c’è un’idea sbagliata che il tanguero balla solo tango.

Questa idea è sbagliata?

Si certo, anch’io ed il mio maestro balliamo Rock and Roll, qualsiasi ballo. In Europa ho visto cha a volte ballano anche la Chacarera, quindi va bene, quando prima era impensabile, io pesno che la chacarera dobbiamo portarla in Italia in Francia ecc, ma anche la musica africana, ci potrebbero essere tante cose da condividere,

Visto che stiamo facendo un intervista per una rivista di tango quali sono stati i tuoi maestri di tango?

Si moltissimi, Tete per esempio, Puppy Castello, Gustavo Naveira, Nina e Luis e tanti altri, maestri che non mi hanno dato solo un passo di tango. Mi hanno insegnato a vivere la vita del tango, non pensavano alle scarpe da tango o come vestirsi da tanguero, mi dicevano di abbracciare e ballare e ricordare di quanto possa essere dolce fare questo, Ricordo Luis che era un tappezziere e Nina che era la sua donna, erano ballerini di tango, ricordo di quando andavo a trovarli, lui lavorava con tutte le sue cose, era un uomo di una certa età, e Nina mi dava delle lezioni lì dove lavoravano, e mi stavano insegnan do attraverso il ballo ad essere generoso. Credo che la gente del tango dovrebbe essere più generosa ma a volte molte persone non capiscono, guardano il tango esclusivamente per sè, o per farne una merce, dovremmo pensare che se il tango ci ha dato molto, dovremmo aprire di più il nostro cuore e aprirci ad un Tango che non è soltanto un passo, che non è soltanto una poesia, non è soltanto una musica ma è un insieme di queste cose, è un meta messaggio di tutte queste parti e ogni milonguero mi ha insegnato a vedere la vita in altri modi con altri colori.

 

Così possiamo dire che anche Las Madres de Plaza de Mayo sono state le tue maestre di “Tango” in che senso?

La cosa più importante del tango è “camminare”, dicono che la donna che sa camminare è quella che balla meglio il tango, Le Madres hanno camminato e continuano a camminare nella Plaza de Mayo, hanno camminato a partire da sé verso l’universo. E’ un fatto concreto il fatto di camminare intorno alla piazza, in modo rotondo, le Madres hanno insegnato a passare all’azione, amare profondamente e vivere la vita, con l’allegria del vivere pienamente, perché tutti noi possiamo sentirci vivi, stare insieme, amare, lottare per quello che uno ama, desidera, e poi ricordiamoci che in milonga, si cammina e si balla nel senso contrario a quello dell’orologio, esattamente come fanno le Madri quando sono in piazza ogni giovedì , da trentasette anni, come camminare contro il tempo dominante per riprendersi il proprio.

 

C’è la plazita Dorrego, questo divenire storico, come si è collegato e vive con il tango, il panuelo, che significa l’amore la lotta la speranza di un mondo migliore?

Il tango ci da questo, per me questo significa tutto, non è che voglio fare filosofia in maniera spicciola o attraverso delle scarpe di gomma come dice Charly Garcia, ma c’è una piccola filosofia nel tango che si collega con la lotta delle Madres.

 

Magari tu sei troppo romantico e sognatore Indio? Quindi se sei così vuol dire che hai molti sogni, dimmi di un tuo sogno

Rispetto al tango sogno che possiamo arrivare a leggi molto concrete sulla cultura e quindi sul tango perché dobbiamo lasciare qualcosa per il futuro. Mi sta piacendo il Paese che si è generato in questi ultimi tempi e vorrei che la nostra cultura sia rispettata come deve essere, non soltanto dal popolo ma anche da politici che prendano coscienza di quanto possa essere importante la nostra cultura. Come tutti i sognatori vorrei che nel futuro non ci siano gente che muoiono di fame, un mondo più pulito, più cosciente di se, perché dobbiamo curarlo, non come i finti ambientalisti che utilizzano questa necessità per fare ancora del commercio. Far vivere l’arte e la cultura affinché si possa cambiare e curare meglio il nostro mondo e fare qualcosa per nostra madre terra. In realtà vorrei ciò che sognano tutti non c’è una parola precisa per definire questo, e la mia utopia che ogni domenica continuo a stare in piazza con la “milonguita” come faccio da vent’anni, che questo possa continuare per il quartiere, per i bambini, insieme ad un commercio giusto, e che la gente fosse meno negativa ma più positiva di fronte a questo mondo che abbiamo.

 

E con Discepolo come la mettiamo, il tango è un pensiro triste che si balla ?

Dicono che Discepolo fosse un tipo molto pessimista, io penso che la sua vita sia stata influenzata dalla situazione sociale molto difficile dell’epoca, quello che vedo in positivo di lui è che ha lasciato tutto per amore, ha dedicato la sua vita all’amore verso una donna, perché lui amava profondamente come tutte le persone che vivono il tango. Io penso che Discepolo attraverso il suo pessimismo ci ha lasciato una forma di dire e di sentire il mondo che veniva dal basso attraverso il tango arrivando al cuore delle persone senza avere dogmi di un “panale”. Questa è la cultura politica che amo di più, questi uomini avevano una forma che si collegava direttamente al popolo del tempo, erano persone che non avevano studi universitari ma la loro università era la strada. Nonostante tutto il loro pensiero poteva competere con qualsiasi intellettuale perché quella che vivevano era la storia del popolo. Discepolo per me nel suo pessimismo ha sottolineato una forma del sentire dire di un epoca.

Non ho mai pensato che fosse un pensiero triste che si balla. Per me è un’allegria costante, sicuramente attraverso il tango, ho sofferto ho amato, ho voluto bene a tante donne, e quando ballavo con loro mi sentivo morire, però dopo è cominciato un altro amore, non è un pensiero triste è un’utopia meravigliosa, non riesco in una parola a dire che cos’è il tango, non mi viene una parola …

…è una passione che cammina allora?

Si può essere, mi piace “Una passione che cammina”.

(Enrico Vecchiotti)

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