La #Carovana #Kabawil a #Córdoba: visita al Museo del “Che”

Alta Gracia (Córdoba) – Visita al Museo del Che

20 aprile, giorno di Pasqua. Silvina, la nostra meravigliosa ospite, ci vuole far visitare Alta Gracia, una località distante più di un ora da Córdoba, lungo la strada che porta alla Sierra. Andiamo con due macchine e man mano il paesaggio verde e lussureggiante della città si modifica. Alta Gracia è una località turistica caratterizzata dall’aria leggera e asciutta, frequentata da più di un secolo dalla buona borghesia e dall’aristocrazia argentina. Bella testimonianza e’ un hotel lussuoso dei primi anni del Novecento, ristrutturato e funzionante, con prati all’inglese una volta campi da golf e da tennis.
Con sorpresa vediamo sfilare lungo le strade del centro villini dall’architettura mitteleuropea del primo Novecento: colonnine, fregi, giardini che ti fanno pensare al liberty austriaco, alla Francia, alle citta’ balneari italiane; ce n’è persino uno che porta il nome di Edelweiss!
La costruzione della ferrovia ha contribuito ad avvicinare mondi decisamente lontani! La vera meta però è la Casa Museo di Ernesto Che Guevara, Villa Nydia, dove la famiglia Guevara visse dal 1937 al 1943 perché Ernestito soffriva di asma e trovava beneficio dall’aria salubre di questa cittadina.
Si tratta di un piccolo museo composto da 11 sale (alcune piccole, come quella dove si conserva la Biblioteca) che raccontano la vita di Ernesto, dall’infanzia all’adolescenza, attraverso documenti, foto d’epoca, gruppi familiari, ritagli di giornali, libri di scuola, giochi ecc. L’immagine che emerge è quella di un bambino dal volto quasi adulto, che gioca a pallone con gli amici, che legge molto libri di avventure di autori europei, che si rifugia spaventato nella “cucina economica” – perfettamente conservata – quando le crisi di asma gli tolgono il respiro e la tata lo cura con le erbe selvatiche.
E poi la pagella scolastica del Liceo e le foto con i compagni adolescenti. Ernestito cresce e la voglia di scoprire il mondo si fa forte: una bici a motore Garelli, in esposizione, ci narra del suo viaggio da Buenos Aires alle provincie del Nord: Rosario, Córdoba, Santiago del Estero. A 21 anni, uscendo dall’esistenza ovattata di una famiglia borghese e viaggiando per 4000 chilometri, comincia a conoscere le differenze sociali che si stratificano nel paese. La motochemotocicletta Norton, quella dei “Diari della motocicletta” , che lo hanno portato insieme a Alberto Granado nella Patagonia Argentina, a Santiago del Cile e poi in Perù , ci emoziona: la passione in questi due giovani è più potente di ogni ragionevolezza… Nella saletta di proiezione vediamo un breve video che narra, con testimonianze registrate di vecchi amici, compagni di scuola e la ultracentenaria maestra, l’arco temporale racchiuso nel museo. Ci sono pochi turisti stranieri, la gran parte dei visitatori è costituita da argentini: si respira attenzione ed emozione, Il “Che”, come lo chiamerà il cubano Nico Lopez, è nell’immaginario di questo popolo, al di la’ di ogni uso commerciale.
La visita è terminata, come tutti facciamo le foto di gruppo sul terrazzino esterno, vicino alla statua in bronzo di Ernestito seduto sul muretto: anche se è divenuto il simbolo della rivoluzione latino-americana, il Che è stato un bambino di dieci anni.

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