La #Carovana #Kabawil a #Córdoba: incontro con il Comitato No Monsanto di Malvinas Argentinas e con il Colectivo de Jovenes di Córdoba

Report del 21 aprile 2014
Comitato NO MONSANTO Malvinas Argentina (Cordoba)

Lunedi di Pasqua, in Argentina non è giorno festivo, ci rechiamo a Malvinas Argentinas “pueblo” di 15.000 abitanti nella provincia di Cordoba.
Qui la Monsanto stava per costruire una fabbrica per la modifica (OGM) delle sementi di mais ma da due anni la resistenza di un nutrito comitato locale è riuscita a fermare ilavori per l’insediamento della fabbrica. Gli esponenti del comitato ci ricevononomonsantoarga casa di Vanessa e ci raccontano che erano partiti in pochi ma col tempo hanno svolto assemblee con oltre 300 persone, anche se quelli più costantemente attivi sono una trentina e, da circa 7 mesi, hanno costruito un piccolo presidio nei pressi della fabbrica.
Ci spiegano che l’autoorganizzazione è stata necessaria perché la municipalità (amministrazione comunale) ha favorito l’insediamento della Monsanto, con promesse di 400 posti di lavoro e opere di compensazione per il territorio.
Molti cittadini, pur condividendo le ragioni della lotta contro Monsanto, non si espongono pubblicamente per paura di perdere i sussidi ricevuti o promessi dalla municipalita’.
Gli amici del comitato considerano prioritario il tema della salute della comunita’; sottolineano che il territorio e’ gia’ fortemente inquinato a causa dell’uso di agenti chimici in agricoltura. L’eventuale insediamento Monsanto andrebbe a peggiorare tale situazione con il rischio di aumento di casi di tumore.
Il comitato ha gia’ iniziato un lavoro di indagine epidemiologica per monitorare lo stato di salute della popolazionbe di Malvinas Argentinas.
Da parte nostra, abbiamo illustrato le analogie della loro lotta con quelle in corso in Italia ed in particolare in Abruzzo (soprattutto con il noto caso di Bussi) ed in Calabria (con riferimento alla diga dell’Alaco che fornisce acqua avvelenata ad oltre 400.000 persone).
In conclusione, il comitato di Malvinas Argentinas ci racconta di essere molto soddisfatto dei risultati raggiunti finora (blocco dei lavori, partecipazione dei cittadini) ma è consapevole che la battaglia per fermare la Monsanto non è finita, perché la multinazionale tenterà in ogni modo di insediare la fabbrica, come già avvenuto in passato, con l’appoggio delle istituzioni e l’intervento repressivo delle forze dell’ordine.
Alessandro Andreotti e Giovanni Peta

Incontro con il “Colectivo de Jovenes” di Cordoba, 21/04/2014.
colectivo de jovenesNel pomeriggio di lunedì 21 aprile incontriamo alcuni esponenti del “Colectivo de jovenes” di Cordoba, molto attivo specialmente sui temi dei diritti umani. Da sette anni, ogni 20 novembre, il Colectivo organizza la “Marcha de la Gorra“. La Gorra è il casco utilizzato dalla polizia e la Marcha è nata per opporsi alla deriva autoritaria delle politiche di sicurezza e di controllo sociale formalizzate nel “Codigo de Falta“, un regolamento della provincia di Cordoba che definisce i comportamenti sociali permessi o vietati (ogni provincia ha un regolamento simile, e non sempre è in linea con i diritti teoricamente garantiti dalla Costituzione). Ad esempio il Codigo de Falta di Cordoba impone limiti alla circolazione delle persone appartenenti ad alcuni segmenti sociali, quali i giovani neri provenienti dai quartieri più poveri. Il Colectivo de Jovenes nel tempo è riuscito a coinvolgere nella Marcha un numero crescente di associazioni, movimenti e singoli cittadini interessati all’affermazione dei diritti umani. I nostri ospiti ci dicono che nella prima edizione della Marcha erano presenti poche centinaia di persone mentre nell’ultima (novembre 2013) i partecipanti sono stati più di 15.000. A supporto delle loro argomentazioni, aggiungono qualche dato statistico come il fatto che nella provincia di Cordoba viene fermata una persona ogni 10 minuti, e che si può essere trattenuti in caserma per 72 ore, con il rischio anche di subire violenze di vario tipo. La preoccupazione per le forme che hanno assunto negli ultimi anni le politiche securitarie (che prevedono tra l’altro sempre piu’ risorse economiche alla polizia e meno agli interventi sociali) induce il Colectivo de Jovenes a proseguire con determinazione sia sulla strada della protesta verso le istituzioni sia su quella della sensibilizzazione dei cittadini affinché si produca il cambiamento culturale necessario per ottenere la modifica del Codigo de Falta di Cordoba e, più in generale, per il rispetto dei diritti umani e per la realizzazione di tutti i diritti garantiti dalla Costituzione argentina.

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